L’arcipelago delle Pelagie

L’Arcipelago delle Pelagie può ritenersi l’ultimo lembo d’Europa nel Mar Mediterraneo. Esso occupa una posizione pressoché centrale nel Canale di Sicilia, tra le coste meridionali italiane (da cui dista circa 200 km) e quelle tunisine (lontane circa 110 km). L’Arcipelago è costituito da tre isole, una bianca, una nera e una piccolissima: Lampedusa, la maggiore (con una superficie di 20.2 Kmq), Linosa (5.3 Kmq) e l’Isolotto disabitato di Lampione (1,2 Kmq). Sebbene queste isole formino un solo comune, sono molto distanziate tra di loro e geologicamente diverse: mentre Linosa, la più settentrionale, è interamente vulcanica (come testimoniano le sue rocce nere), Lampedusa e Lampione hanno una natura prevalentemente calcarea. Nella zona centrale dell’Isola di Linosa ampie depressioni contrassegnano la presenza di apparati calderici, mentre le cime più alte, che sfiorano i 200 m, sono ubicate in corrispondenza di coni vulcanici a composizione mista di ceneri, scorie e lapilli.

pelagie_big_00ampLe coste sono alte e ricche di insenature. A Lampedusa tutta la costa settentrionale è alta e a strapiombo, tanto da raggiungere dislivelli fino ad oltre 100 metri in corrispondenza della parte nord-occidentale, presso Albero Sole. Lo stesso carattere presenta anche il 50% circa della costa meridionale, nel tratto compreso fra Capo Ponente e l’Isolotto dei Conigli, minuscola appendice di Lampedusa separata dalla costa da un passaggio facilmente guadabile. Caratteristica comune di questi tratti di costa alta è la presenza di profonde valli pensili, che nella parte meridionale terminano in incantevoli cale quali Cala Greca, Cala Galera e Cala Pulcino. Degno di nota è l’isolotto disabitato di Lampione, che ospita un faro installato su una piccola torre la cui manutenzione periodica è la sola occasione di approdo all’isola. La frequentazione turistica nei mesi estivi è discreta, a causa sia della lontananza che delle condizioni meteomarine spesso proibitive. Le coste sono alte, scoscese ed i fondali rocciosi presentano un alternarsi di rilievi, canaloni, fondi mobili, che danno origine ad una buona ecodiversità. Fino al diciottesimo secolo le isole rimasero praticamente deserte. La vera prima opera di colonizzazione fu fatta dai Borboni nel 1839.

Originariamente nella zona si estendeva una rigogliosa vegetazione costituita da una fitta macchia mediterranea. L’arrivo dei colonizzatori creò le premesse per una radicale trasformazione del territorio. Privato del protettivo manto vegetale, infatti, il terreno dell’isola cominciò a disseccarsi e nell’arco di pochi anni si compì in tutta l’isola quel processo di desertificazione a cui si deve l’aspetto brullo che costituisce la più vistosa caratteristica di Lampedusa oggi. Per la loro posizione geografica, nelle Isole Pelagie convivono flore e faune del bacino orientale, più caldo (in queste acque si trovano infatti anche i pesci pappagallo), e di quello occidentale. Le acque costiere sono molto limpide e la visibilità sott’acqua può raggiungere 30 metri; per questo le Pelagie sono molto ambite dai subacquei.

In profondità le pareti rocciose sono colonizzate da bellissimi spirografi, ricci diadema, falsi coralli e madrepore pagnota e abitate da magnose, aragoste, paguri, vermocani e nudibranchi. La Spiaggia dei Conigli a Lampedusa e la Pozzolana di Ponente a Linosa sono siti di ovodeposizione della tartaruga marina Caretta caretta, specie protetta. Di notevole importanza è la presenza di cetacei quali il delfino costiero, il delfino comune e in primavera la balenottera comune. Nel secolo scorso sembra che la Foca monaca facesse parte della fauna marina di Lampedusa, ma la caccia intensa ed il degrado generale del Mediterraneo hanno ormai fatto scomparire questa specie da tutte le coste italiane.

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